Antonio Nocerino
fabio tocco antonio nocerino
Chefaticalavitadabomber live con Nocerino. L’ex centrocampista di Palermo, Juventus e Milan ospite in diretta Instagram in una Q&A insieme a tifosi e appassionati.

Un “viaggio in motorino” al massimo della velocità. Un viaggio lungo vent’anni, dalle giovanili della Juventus fino alla rosa del Benevento, passando per le curve insidiose di Palermo, Juventus e Milan. Antonio Nocerino vive oggi in Florida, a Orlando, insieme ai quattro figli e la moglie Federica e fa l’allenatore. Oggi insegna un po’ come insegnava quando da calciatore dava l’anima su ogni pallone ed era esempio per i compagni di squadra.

Di strada vissuta e strada da percorrere ne ha parlato senza freni in diretta su Instagram, ospite di una Q&A organizzata dalla community di “Che Fatica La Vita Da Bomber”: «Quando sono andato via da casa mia mamma voleva che prendessi il diploma». Parte così la sua salita verso il nord, alle spalle il mare di Napoli direzione Torino: «Mia madre non voleva che andassi a giocare nelle giovanili della Juve, prima voleva il diploma. Ovviamente poi alla Juve mi ha fatto andare. Ho frequentato la scuola e l’ho accontentata. Lei ha accontentato me facendomi vivere il mio sogno e io ho accontentato lei».

CHEFATICALAVITADABOMBER LIVE CON NOCERINO: IL MILAN

C’è tanto Milan nel suo passato da calciatore, inevitabile quindi che l’attenzione si sposti subito lì: «Il Milan oggi è una squadra giovane e in costruzione. L’arrivo di Ibrahimovic a gennaio ha tolto pressione ad altri giocatori. Gli occhi vanno tutti su di lui e i giovani così hanno meno responsabilità. Di giocatori come Ibra ce ne vorrebbero tre o quattro in più. La maglia del Milan è un macigno, io l’ho sempre detto, non tutti la possono portare. Puntare su un mix di giovani e giocatori più esperti permetterebbe alla squadra una crescita buona e veloce. Solo con i giovani si fa sempre molta fatica».

Il rapporto con Zlatan fu particolare fin da subito, insieme al campione svedese Nocerino riuscì a macinare chilometri, prestazioni e gol (dei 12 in rossonero molti furono propiziati proprio dall’ex bomber di Juventus e Inter): «Ho avuto la fortuna di allenarmi e giocare con lui, è un mostro, quando lavora in campo ti sfonda. Mi ricordo il primo allenamento insieme a Milanello: durante un possesso palla mi diede un colpo con l’anca e mi fece fare un volo incredibile. Con giocatori così ti scatta qualcosa dentro: devi pedalare! I grandi campioni sono la fortuna dei giocatori che vogliono migliorare, crescere e alzare l’asticella. Quando Ibra corre si alza l’erba da terra. Se lo fa lui, devi farlo anche tu. O corri come lui, oppure fai fatica. Io non sono mai stato forte, ero un buon giocatore che conosceva i propri limiti. E sfruttavo i grandi campioni per crescere».

CHEFATICALAVITADABOMBER LIVE CON NOCERINO: LE LACRIME DEL CAMP NOU

Nello scrigno dei ricordi, quello più prezioso riporta la mente a Barcellona, 2012, a una notte di Champions di inizio primavera: «Mio padre non era mai uscito dall’Italia per vedere una partita ed è venuto al Camp Nou. Barcellona-Milan, segnai il mio primo gol in Europa ma perdemmo 3-1. In tribuna papà aveva pianto. Si era emozionato. Ricordo quella serata non tanto per il gol ma per l’emozione che provò lui guardandomi dagli spalti. La cosa più bella». Dell’avventura in rossonero rimangono prima di tutto i rapporti. Oltre a quello con Ibra, il rapporto con El Shaarawy fu altrettanto importante e sincero: «In questo Milan lo vedrei bene. È un giocatore di livello, mi piace tantissimo. Tranne per la cresta. A Milanello lo prendevo in giro, lo chiamavo “ananas”. Ma capelli a parte nella mia squadra lo prenderei». Unico invece fu il legame con la tifoseria, un amore a prima vista scoccato con una scintilla dopo appena novanta minuti insieme: «I tifosi si rispecchiavano in me e questo mi ha sempre fatto molto piacere. Il calcio prima o poi finisce, ma l’uomo rimane. Ho dato l’anima, in campo non mi sono mai risparmiato. Se mi togli pure quello…è finita!».

CHEFATICALAVITADABOMBER LIVE CON NOCERINO: IL FUTURO

In futuro Nocerino si vede dirigere i giochi seduto in panchina: «Qui a Orlando alleno l’under 15 della squadra locale e sono assistente in under 17. Mi aggiorno, studio, allenare mi piace. Ho iniziato questo percorso e mi piacerebbe tornare in Italia, allenare magari una formazione under 18. Adesso devo fare un po’ di esperienza, fare piano piano i passi giusti». Magari nel settore giovanile del Napoli: «Tifo Napoli, sono napoletano, non potrei tifare per un’altra squadra. Noi napoletani siamo cresciuti con l’idolo di Maradona…» Sguardo avanti, tanta ambizione e la stessa grinta di quando mangiava l’erba di San Siro per stare al passo di Ibra, e nessun rimpianto. Certo…«se tornassi indietro avrei voluto giocarmi le mie carte alla Juve, e anche al Milan nel mio ultimo anno». Ma sono solo ricordi, comunque bellissimi e da incorniciare insieme alle maglie autografate di Pep Guardiola (quella del Barcellona) e di Fernando Redondo (in rossonero) che a differenza del Noce di rimpianti in salotto ne ha un’intera collezione: «Li seguivo da piccolo e mi ispirava anche Demetrio Albertini». Oggi invece è impressionato da Gigio Donnarumma, «il giocatore italiano più forte in attività», e da Gaetano Castrovilli, «l’ho visto giocare a Cremona ed è imbarazzante». Mentre ne parla si fa scappare una metafora che racconta molto di ieri, del suo Milan e della sua voglia di calcio: «Gaetano è un motorino». Un motorino come lo era lui, da Napoli a Benevento e oggi dall’altra parte dell’oceano: inesauribile.