Chefaticalavitadabomber live con Moraschini

CHE FATICA LA VITA DA BOMBER LIVE CON MORASCHINI

Riccardo Moraschini ha partecipato oggi a una Q&A in diretta Instagram con la community di basket “Schiaccio E Non Faccio Fatica”. Ecco le sue dichiarazioni.

Un anno così magico e intenso, in crescita fino al blocco della pandemia, nemmeno se lo immaginava: «Poi in estate Ettore Messina mi ha telefonato…». “Ti voglio a Milano”, le parole del coach. «È stato qualcosa di incredibile, di pazzesco, qualcosa che non avrei mai sognato. Quando era nata l’idea di creare un nuovo ciclo in Olimpia, ci siamo parlati. Il coach mi ha dato tanta carica, energia e fiducia fin da subito». Mentre lo racconta, dal tono della voce di Riccardo Moraschini traspare ancora l’emozione di quel giorno, forse il più importante della sua vita di atleta. O uno dei tanti, perché dalla scorsa estate è stato un crescendo di tappe, scalate e traguardi: «Il momento più bello è coinciso con la vittoria in casa contro il Panathinaikos. È stato l’incontro più emozionante anche per il pubblico e l’atmosfera del Forum. Davanti a quattordicimila tifosi ho disputato una delle mie migliori partite della stagione. Entrato in campo ho realizzato subito due bombe dall’arco».

CHEFATICALAVITADABOMBER LIVE CON MORASCHINI: IL FUTURO

Cartoline di un’avventura interrotta solo dal Coronavirus e che Ricky spera di allungare presto con altri successi, di squadra prima, personali poi: «Contro il Real ho fatto 21 punti, non è un caso – scherza – se dopo quella partita si è fermato tutto il pianeta. Quando arrivi in una nuova società come l’Olimpia che vanta allenatori di altissimo profilo tutti pretendono molto da te. E poi l’Eurolega richiede uno sforzo in più, è un passo al quale bisogna adattarsi. In sette mesi a Milano mi sono ritagliato un ruolo. Stavo iniziando a carburare bene». L’obiettivo, quindi, è «vivere tante stagioni con la canotta dell’Olimpia. Sono molto felice a Milano, questo Club rappresenta il passo che tutti vorrebbero fare. È stata una scelta molto importante per me e per la mia carriera, e per tutti gli anni che verranno».

CHEFATICALAVITADABOMBER LIVE CON MORASCHINI: IL RIPOSO E LA RIPRESA

Quando racconta della sua nuova vita in Eurolega, in diretta Instagram su “Schiaccio E Non Faccio Fatica”, la community per gli appassionati di basket nata da una costola di “Che Fatica La Vita Da Bomber”, è un giorno di pausa dalla ripresa degli allenamenti al Forum, primo spiraglio di normalità dopo il lungo lockdown: «Ho colto l’occasione – dice – e sono rientrato a casa per qualche giorno. Non tornavo a Cento da oltre due mesi, ma domani salgo di nuovo a Milano. In queste settimane ho fatto fisioterapia, un po’ di lavoro e di esercizi, quello che si poteva fare. Il riposo per noi atleti non esiste. Abituato a lavorare con i pesi in palestra e ad andare subito in campo a tirare, durante l’isolamento dopo un po’ di giorni senza la palla ho iniziato a scricchiolare mentalmente. Questi due mesi però sono passati abbastanza veloci, non li ho sentiti più di tanto. È da due anni che sono sempre in giro, anche in estate con la Nazionale. E poi all’Olimpia i miei primi sette mesi sono stati impegnativi. Trascorrerne due a casa senza giocare sicuramente è stato molto strano, però ho avuto tutto tempo per riposare».

CHEFATICALAVITADABOMBER LIVE CON MORASCHINI: LE ORIGINI

Durante il live spazio anche ai tanti ricordi: «Io solo calciofilo – racconta Riccardo – lo sono sempre stato. Fino a sedici anni, tutte le estati andavo a giocare a calcio con gli amici, a calcetto e a calcio a cinque. Partecipavamo anche ad alcuni tornei. Un bel giorno però ho deciso di abbandonare i piedi e ho scelto le mani. Sono cresciuto alla Virtus Bologna e da piccolino vedevo i derby dagli spalti e coach Messina era in panchina. L’ho seguito anche da grande appassionato quando era in NBA. È molto strano averlo ritrovato da allenatore».

Sono molti i coach che hanno segnato, nel bene e nel male, la sua carriera di cestista: «Giordano Consolini, più di tutti, mi ha spinto a crescere – spiega –. Mi ha allenato molto giovane e mi indirizzato sulla strada giusta, anche dal punto di vista mentale. È stato importante per me, in quegli anni ero considerato un po’ la superstar del gruppo. Quando ho fatto il salto in prima squadra, in Virtus, ho avuto qualche difficoltà con coach Lino Lardo. È stato il momento più difficile della mia carriera. Ho vissuto dieci anni, dagli otto ai diciotto, indossando quei colori e quando lui arrivò a Bologna io avevo già esordito in prima squadra. Mi fece alcune promesse che poi però non sono state mantenute. A Brindisi invece con Frank Vitucci è stato diverso. Il coach mi ha dato tantissimo, tanta fiducia e mi ha lasciato giocare. Ho potuto così esprimermi al meglio. L’anno scorso si è visto palesemente: è merito anche suo se oggi sono all’Olimpia Milano».

CHEFATICALAVITADABOMBER LIVE CON MORASCHINI: BRINDISI E…BIELLA

L’anno di Brindisi avrà sempre un posto speciale nel suo cuore: «È stato bellissimo anche perché ho vinto il riconoscimento di miglior giocatore italiano. Abbiamo portato tanto entusiasmo in città. La settimana prima di andare via, c’era una festa in qualsiasi bar e ristorante del centro. Le persone del sud sono fatte così, si legano tantissimo anche agli sportivi. Ho un bellissimo ricordo di Brindisi e dei suoi tifosi. Tornerò a trovarli appena posso. Brindisi ha una tifoseria davvero calda. Anche Biella. A Biella in casa c’era “l’effetto Biella”, poi però in trasferta era spesso diverso. Oggi sono a Milano e mi godo il momento, ma anche a Biella tornerei molto volentieri».