Patrick Cutrone
CheFaticaLaVitaDaBomber live con Cutrone. L’attaccante viola, a Firenze da gennaio, si è raccontato in diretta Instagram rispondendo anche a tante domande e curiosità di tifosi e appassionati.
fabio tocco patrick cutrone

Un tuffo nel passato, lo sguardo al presente ma senza andare con la mente troppo lontano. Patrick Cutrone ha vissuto di momenti frenetici uno in fila all’altro, ha fatto e rifatto più valige lui negli ultimi dieci mesi che molti altri attaccanti in Europa. Forse solo Kris Piatek, il pistolero che avrebbe dovuto emulare Sheva a San Siro, se l’è vista peggio di Cutro (o meglio, dipende dai punti di vista): Genoa, Milan ed Hertha Berlino per il polacco in maglia 19. Patrick, che con Piatek è iscritto nella cerchia dei bomber dai numeri strani – e non si parla solo di campo qui, di azioni o di gol – ha lasciato il Milan la scorsa estate ed è volato in Premier, al Wolverhampton per cinque mesi. Poi, il 10 gennaio scorso, ha firmato per la Fiorentina e acquistato il biglietto di ritorno verso casa. In Toscana è arrivato con la formula del prestito oneroso con obbligo di riscatto, per lui un contratto biennale che significa prima di tutto “continuità”: «La Fiorentina è una Società con una grande storia, sono molto contento di essere qui». Oggi Patrick ha raccontato del suo via vai tra Italia e Inghilterra ospite di una Q&A in diretta Instagram sulla community di “Che Fatica La Vita Da Bomber”.

CHEFATICALAVITADABOMBER LIVE CON CUTRONE: LA POSITIVITÀ AL COVID-19

Sono state settimane difficili per lui. Prima lo stop del campionato, la febbre che non scendeva, il contagio da Coronavirus confermato dal tampone, le cure e gli allenamenti. Oggi Patrick sta bene e non vede l’ora di tornare a festeggiare a suon di gol sotto la Fiesole: «È una malattia che nessuno conosce e non si sa come comportarsi. Pian piano ho iniziato a star meglio e ad allenarmi. Non avevo paura, solo ansia per me e per chi mi stava vicino. Col passare del tempo è andato tutto bene. Ad aprile in tampone è risultato negativo». Sul web è circolata una foto di un operatore sanitario con il suo numero 63 impresso sulla tuta anti-Covid: «Ognuno di loro ha tutto il mio sostegno. I medici, gli infermieri… Stanno facendo tanto per noi, sono veri eroi e dobbiamo solo ringraziarli. Vedere il mio numero mi ha fatto un certo effetto, è stato un onore vedere quella foto. Siete i miei idoli!».

CHEFATICALAVITADABOMBER LIVE CON CUTRONE: CUORE ROSSONERO

Riavvolgendolo, il nastro dei ricordi si ferma a Carnago, alla foresteria di Milanello che ha forgiato per oltre trent’anni fior fior di talenti. Un giovanissimo Patrick Cutrone sognava di indossare la maglia rossonera di Shevchenko e Inzaghi, della Prima Squadra, la sua squadra del cuore e segnare nello stadio migliore al mondo. Nella stessa porta di Sheva: «Da piccolo guardavo quel Milan, Andriy e Pippo, all’estero Drogba e Van Persie. Oggi un po’ mi ispiro anche a loro». Quel gol è arrivato il 3 agosto 2017, Milan-Craiova 2-0 in Europa League, la fine di una bellissima favola. Ma anche l’inizio. L’altra marcatura porta la firma di Jack Bonaventura. Patrick quel giorno lo ricorda così: «È stata un’emozione grandissima. Quando i tifosi hanno esultato ho avuto i brividi. Ho sempre giocato al Milan fin da piccolo, arrivare sul prato di San Siro e segnare è stato davvero indescrivibile». Quella scossa l’ha aiutato a crederci, a lavorare ancora di più e a convincere Montella, l’allenatore che pochi mesi prima segnò il suo esordio in Serie A. Mentre Patrick sudava a Milanello, la stampa dipingeva per lui scenari lontano da Milano: «Le voci non le ascoltavo. Io sono fatto così, preferisco evitare i rumors e pensare solo ad allenarmi. Al Milan lavoravo per convincere il mister: sapevo di avere le qualità giuste per far parte della sua squadra. Nel 2017/2018 sono riuscito a segnare subito, è stato l’inizio di una stagione per me molto positiva. Si parla spesso di fortuna, ma è il lavoro che fa la differenza, allenarsi bene e convincere gli altri. È stata una bella soddisfazione perché quell’anno sono riuscito a convincere tutti».

Da allora non ha mai smesso di farlo, lavorare e convincere: «Ogni giorno so che devo dimostrare qualcosa, in allenamento come in partita». Ben saldi a terra, i suoi passi seguono le orme dei grandi campioni: «Durante gli anni a Milanello ho avuto il piacere di allenarmi con Gonzalo Higuain, per me resta uno degli attaccanti più forti in circolazione. Lavora duramente, dà il massimo, da campioni così c’è solo da imparare. Mi aveva davvero impressionato. Oggi alla Fiorentina c’è Ribery, un altro campione. Frank fa amicizia con tutti, è una ottima persona. Del calciatore non parlo, ha doti calcistiche incredibili, sono fortunato a giocarci insieme. Giocatori così, come Cristiano Ronaldo o Zlatan Ibrahimovic, non si accontentano mai, si allenano duramente anche se hanno vinto tantissimo, cercano di fare sempre qualcosa di più».

CHEFATICALAVITADABOMBER LIVE CON CUTRONE: LA MAGLIA NUMERO 10

In Premier, l’attaccante “dal numero strano” si trovò sulle spalle il dieci, la stoffa buona: «In Inghilterra c’è un’usanza: i giocatori possono scegliere un numero dall’uno al venticinque. Del numero 63 quindi non se parla proprio. Così ho scelto il 10. Con il 9, che però era già occupato, il 10 è il numero degli attaccanti. Il 7 era libero ma di solito lo indossano gli esterni. Il numero 63 rappresenta l’anno di nascita di mio padre. La mia famiglia mi è sempre stata di supporto, mio papà poi non si è mai perso una partita in casa o una trasferta. È un appassionato di calcio e mi viene spesso a trovare».

CHEFATICALAVITADABOMBER LIVE CON CUTRONE: PRESENTE E FUTURO

La spinta che a Patrick non è mai mancata è figlia di tanti consigli, suggerimenti, insegnamenti ottenuti su ogni campo, al Milan, al Wolves e ora a Firenze: «Ogni allenatore mi ha lasciato qualcosa – ha aggiunto in diretta Instagram con “Che Fatica La Vita Da Bomber” –, ho sempre imparato da tutti. A loro va il mio grazie, in particolare a Vincenzo Montella che mi ha fatto esordire in Serie A e a Rino Gattuso che mi ha dato continuità. Con Iachini mi trovo molto bene, mi ha scelto e anche per questo ho accettato di tornare in Italia». Tornare per mettersi in mostra nel suo campionato, poi mettere l’Europeo nel mirino: «Oggi non penso al futuro. E non penso nemmeno a quel traguardo. Ovviamente è un obiettivo: giocare con la maglia della Nazionale è il sogno di tutti. Ma ora non ci sto pensando, voglio solo allenarmi e lavorare. Darò il massimo anche per meritarmi quella chiamata».