CHE FATICA LA VITA DA BOMBER LIVE CON CRISCITO

Chefaticalavitadabomber live con Criscito: le parole del capitano del Genoa in diretta Instagram con tifosi e appassionati.

L’esperienza negativa di Torino, lo Zenit e poi Genova, la sua Genova dove oggi tiene alte bandiere o orgoglio con la fascia di capitano al braccio. Domenico Criscito, difensore classe 1986, si è raccontato LIVE su Instagram con la community “Che Fatica La Vita Da Bomber”.

L’Italia sta lentamente uscendo dal lockdown dopo la pandemia del coronavirus: «Da quando ci siamo fermati mi sono allenato quasi tutti i giorni – racconta –. Come squadra a Genova non abbiamo ancora ripreso, torniamo ad allenarci tutti insieme lunedì. Sto leggendo sui vari siti e sui giornali, speriamo di ricominciare il campionato il prima possibile. Non abbiamo notizie certe, anche noi stiamo aspettando. I tifosi sono la parte bella del calcio, giocare in uno stadio vuoto è brutto, ma se bisogna farlo per la sicurezza di tutti è giusto così. Nella speranza di tornare alla normalità il prima possibile».

CHEFATICALAVITADABOMBER LIVE CON CRISCITO: JUVE E GENOVA

Guardando al passato la mente si ferma a Torino, a quello che non è stato e che poteva essere: «Alla Juve non è andata bene – spiega Domenico – . Sono stato inserito in una rosa a diciannove anni, in una squadra che era appena salita dalla Serie B e voleva tornare a vincere subito. Claudio Ranieri ha preferito puntare su giocatori più forti di me, ha fatto le sue scelte come ogni allenatore. Gli errori aiutano a crescere, quello contro Totti però alla fine mi ha anche aiutato. Arrivavo da un campionato affrontato da centrale in una difesa a tre e la Juve quell’anno giocava a quattro. Era diverso. Da piccolo ero juventino, mi piaceva Del Piero, ma più che altro tifavo Juve perché vinceva sempre. Quando poi ho iniziato a giocare per il Genoa mi sono innamorato dei rossoblù. Il mio sogno era diventare un calciatore».

Ovunque sia stato Mimmo è sempre tornato all’ombra della Lanterna: «Qui c’è il derby più bello d’Italia. A Genova quando esce il calendario in estate tutti parlano del derby e si segnano la data. Genoani e sampdoriani arrivano insieme allo stadio, c’è grande rispetto tra le due tifoserie. Dopo l’esperienza negativa alla Juventus Gasperini mi ha riportato in rossoblù e mi ha cambiato ruolo. Ho conquistato così anche la Nazionale. Se ho fatto carriera è merito suo. Da chi avrei voluto essere allenato? Da Carlo Ancelotti».

CHEFATICALAVITADABOMBER LIVE CON CRISCITO: IL CAPITOLO ALLO ZENIT

Dal 2011 al 2018 una lunga parentesi in Russia (e in Champions League) nelle fila dello Zenit San Pietroburgo: «All’inizio è stato difficile perché mia moglie era incinta. In quella scelta ha influito anche l’aspetto economico. Ero arrivato in una società importante e una città stupenda, ricordo che i tifosi mi accolsero benissimo. I miei figli sono nati a Genova ma sono cresciuti in Russia. Spesso mi chiedevano quando saremmo tornati a San Pietroburgo, si erano trovati bene anche loro. Il compagno di squadra più forte? Hulk».

Prima di approdare nello Zenit, Criscito rivela di essere stato a un passo dalla firma con il Napoli: «Ho avuto la possibilità di indossare quella maglia, poi però mancava l’accordo. Giocare al San Paolo mi ha sempre emozionato, è uno degli stadi più belli d’Italia e del mondo. Ma rifarei tutto così». Chissà se un giorno ci tornerà da allenatore: «Mi piacerebbe allenare e ci sto pensando seriamente. Il calcio mi piace, è la mia vita. A Genova ho ancora tre anni di contratto, poi vedremo».

CHEFATICALAVITADABOMBER LIVE CON CRISCITO: RAFFICA FINALE

Riflessioni, infine, sui singoli. Colleghi di reparto, ex compagni di squadra, giovani e aspiranti campioni: «Gosens e Theo Hernandez sono due giocatori che mi piacciono davvero tanto. A sinistra, i migliori esterni del campionato. Piatek ha fatto benissimo al Genoa e al Milan, poi quando è entrato nel “periodo no” le conseguenze per lui sono state negative. L’anno scorso al raduno di inizio stagione ero infortunato e lo ammiravo dalla panchina. Appena prendeva la palla vedeva subito la porta. Impressionante. Milito? È un fenomeno. Ricordo il suo primo allenamento, è un giocatore eccezionale e ha fatto bene ovunque. È rimasto nel cuore di tanti tifosi anche perché è una grande persona. Guardando oggi alla Serie A mi piace molto Barella. È giovane ma ha tanta personalità, è un grande giocatore. Così come Tonali e Zaniolo. Tutti italiani. Per fortuna».